Piani Individuali di Risparmio – PIR: che cosa sono, obiettivi e vantaggi

Piani Individuali di Risparmio – PIR: che cosa sono, obiettivi e vantaggi

Finalmente dopo anni di annunci, i Piani Individuali di Risparmio (PIR), introdotti nell’ultima legge di Stabilità (Legge 11 Dicembre 2016, n° 232, sezione relativa alle misure per la crescita economica) sono diventati realtà.

La novità è molto interessante e cercherò di spiegarvi i perché.  

Che cos’è un PIR: il Piano Individuale di Risparmio è un “contenitore fiscale” a lungo termine, all’interno del quale il risparmiatore (solo persona fisica, no aziende), può collocare qualsiasi tipologia di strumento finanziario (es. azioni, obbligazioni, quote di fondi comuni, sicav, somme di denaro liquide) rispettando determinate regole di investimento.

Obiettivo: indirizzare gli investimenti delle famiglie a sostegno della piccola e media impresa italiana (PMI), offrendo uno stimolo all’economia reale del paese, dando in cambio una agevolazione fiscale a chi investe.

Vantaggi fiscali: rispettando le regole sotto indicate, il risparmiatore godrà dell’esenzione da tassazione sui redditi (redditi da capitale e redditi diversi di natura finanziaria) e dalle imposte di successione. Esempio risparmio fiscale capital gain: 

Ipotizzando un rendimento annuo del 2% su un investimento di 30 mila euro per 5 anni (150mila euro alla fine del quinquennio) dopo 10 anni, l’utile atteso è di 25.818 euro con un risparmio di 6.713 euro di tasse, pari a circa il 4% sul capitale versato.

Condizioni, vincoli e regole di investimento per poter godere dei vantaggi fiscali:

• almeno il 70% del valore complessivo dei PIR deve essere investito in strumenti finanziari emessi o stipulati da imprese residenti in Italia o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo aventi attività stabile in Italia.

• di questo 70% almeno il 30% deve essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE Mib di Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati.

la liquidità può arrivare al massimo al 30% per almeno i due terzi di ogni anno solare e il peso di un singolo emittente non può superare il 10% del portafoglio, liquidità in conto corrente compresa.

Concentrazione d’investimento massima per singolo emittente pari al 10%

L’investimento deve essere mantenuto per almeno 5 anni dalla sottoscrizione. E’ possibile interrompere e/o disinvestire il piano, ma si perdono i vantaggi fiscali.

• Il risparmiatore può destinare nel Piano Individuali di Risparmio (PIR) somme o valori per un importo non superiore, in ciascun anno solare, a 30.000 euro ed entro un limite complessivo nei 5 anni di euro 150.000.

Riassumendo: il Piano Individuale di Risparmio rappresenta uno strumento che consente al risparmiatore di investire a lungo termine nel mercato italiano, in particolare in quello delle piccole e medie imprese, beneficiando di una totale esenzione dalle imposte sui redditi e da quelle di successione.

Esperienza estera: interessante sapere che questi piani finanziari esistono già in Europa: nel Regno Unito dal 1999 sono attivi gli “Individual Saving Accounts” (ISAS), strumenti che consentono di investire in prodotti finanziari/assicurativi con completa esenzione da tassazione (da Luglio 2014 il limite è di 15.000 £). A fine 2015 il valore di mercato degli “Individual Saving Accounts” si è attestato a 518 miliardi di £., con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente. In Francia nel 2014 sono nati i “Plan d’Epargne en Action (PEA-PMI) che consentono di investire fino a 225.000 euro e godere dell’agevolazione fiscale a condizione che l’investimento venga mantenuto per almeno 8 anni.

Considerazioni personali: Come tutti gli strumenti finanziari, anche i Piani Individuali di Risparmio – PIR devono essere inseriti all’interno del proprio progetto finanziario con attenzione e solo dopo aver riflettuto e compreso in modo chiaro sui vantaggi e sui possibili rischi che ci si assume sottoscrivendoli. Chi mi conosce bene sa che, esaminando un processo, amo andare in profondità: ora esattamente come con i fondi pensione, appare evidente che i vantaggi fiscali che il legislatore ha deciso di inserire non sono un regalo, ma servono a remunerare il rischio che l’investitore si assume. Ricordo infatti che, per godere dei vantaggi fiscali stessi, i Piani Individuali di Risparmio devono essere detenuti per almeno 5 anni, precisando che il loro corretto orizzonte temporale è di lungo termine (8-10 anni). La ridotta diversificazione geografica è un altro aspetto da tener presente, così come la tipologia dei titoli (obbligazioni e azioni delle PMI). A fronte di quanto sopra può essere utile sottolineare che la volatilità espressa dai titoli o dai fondi in cui investono i Piani Individuali di Risparmio è comprensibile risulti maggiore di quella di equipollenti titoli diversificati a livello internazionale. D’altra parte se inseriti all’interno nel proprio progetto finanziario in modo coerente con i propri bisogni finanziari e progetti di vita, i Piani Individuali di Risparmio sono senza ombra di dubbio una ottima soluzione di diversificazione.

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Domande e risposte:

  • Chi può costituire un PIR? Il PIR può essere costituito solo da persone fisiche. Pertanto le Società non possono sottoscrivere un PIR.
  • Una persona fisica minorenne può sottoscrivere un PIR? La norma non pone alcun limite di età alla sottoscrizione, anche se in ambito associativo sia emersa al riguardo una criticità per la quale è stato richiesto un chiarimento al Ministero dell’Economia e Finanze. Pertanto, in assenza di ulteriori indicazioni, il PIR può essere sottoscritto solo da maggiorenni.

     

  • Quanti PIR può sottoscrivere il cliente? Ciascuna persona fisica può essere intestataria di un solo PIR indipendentemente dalla tipologia di strumento PIR e dalla Società Emittente dello stesso (un solo PIR per codice fiscale).
  • Durata del P.I.R. Quanto dura un PIR?  Il PIR non ha una durata massima, non è un prodotto a scadenza. La durata del piano dipende da quanto viene versato annualmente dal cliente e quindi in quanto tempo raggiunge la soglia massima dei 150.000 euro previsti dalla legge. Una volta raggiunta la soglia dei 150.000 euro l’investimento rimane in essere e non è necessario disinvestire.

 

  • In cosa consiste l’agevolazione fiscale dei PIR?  L’agevolazione fiscale consiste nell’esenzione da tassazione dei redditi (redditi da capitale e redditi diversi di natura finanziaria) derivanti dagli investimenti fatti nei PIR. L’aliquota del 26% viene pertanto azzerata in caso di plusvalenza realizzata. Le cedole vengono distribuite al lordo. Il PIR è inoltre esente dall’ imposta di successione.

  • Cosa succede se non si rispettano le regole del PIR? Nel caso gli strumenti utilizzati non rispettino le regole dei commi 102, 103 e 104 della legge, relativi alla composizione richiesta dal piano in termini di percentuale di strumenti finanziari (il famoso 70% … in ciascun anno solare di durata del piano, per almeno i due terzi dell’anno stesso, oppure l’altro limite dell’esposizione massima del 10% per emittente, o per la liquidità, o utilizzando fondi e sicav che non siano conformi a tali regole di composizione di portafoglio), vengono a decadere i benefici fiscali. In questo caso, anche limitatamente ai singoli strumenti finanziari, saranno addebitate le imposte dovute più interessi. Non sono previste sanzioni.
  • Cosa succede se vendo gli strumenti finanziari nel PIR prima di 5 anni?  Se il cliente disinveste le quote prima dei 5 anni, per gli importi disinvestiti non godrà dell’agevolazione fiscale in questione, pertanto in caso di plusvalenza gli verrà applicata l’imposta sul capital gain. Inoltre su eventuali cedole corrisposte fino a tale data verrà trattenuta l’imposta non operata allo stacco cedola e verranno determinati e trattenuti anche i relativi interessi erariali(ovvero quelli per ritardato pagamento delle imposte).
  • Posso cambiare strumento finanziario nel PIR? Si. All’interno del piano sono consentite vendite degli strumenti purché le somme disinvestite vengano reinvestite entro 30 giorni dal rimborso. Chiaramente utilizzando Fondi e Sicav, gli investimenti utilizzati dai gestori risponderanno a questa regola.
  • Cosa succede se si generano minusvalenze nel PIR? Le minusvalenze generate all’interno del piano per vendite in perdita, sono deducibili dalle plusvalenze realizzate nelle successive operazioni all’interno del piano e sottoposti a tassazione fino al quarto periodo di imposta successivo. Alla chiusura del piano le minusvalenze possono essere portate in deduzione fino al quarto periodo d’imposta successivo dalle plusvalenze realizzate dall’intestatario. 

 

  • Sul PIR si paga l’imposta di Bollo?  Si, l’imposta di bollo è dovuta.

  • Se trasferisco il PIR piano individuale di risparmio in un’altra banca cosa succede? Niente. Se avviene prima dei 5 anni, il trasferimento non influisce nel conteggio degli anni (comma 111 della legge).
  • Cosa succede in caso di morte dell’intestatario del PIR piano individuale di risparmio? Il trasferimento a causa di morte degli strumenti finanziari detenuti nel piano non è soggetto all’imposta sulle successioni (comma 114 della legge).
  • Il PIR è soggetto ad imposta di donazione?  Si 

 

  • Il cliente può donare un “PIR” ad un terzo, ad esempio figlio maggiorenne?  SI. Il cliente può donare al figlio una somma per la costituzione del PIR ovvero può alimentare il PIR intestato a suo figlio. Tale donazione sconta l’imposta di donazione secondo le regole riportate nella risposta successiva.

 

  • Quali oneri fiscali o documentali per il donatore? L’alimentazione del piano da parte del genitore si configura quale liberalità indiretta, soggetta ad imposta di donazione. All’atto pratico in presenza di una franchigia di un milioni di euro (valida nei rapporti di parentela diretta genitori – figli) non dovrà essere corrisposta l’imposta di donazione (che per tale grado di parentela ha un’aliquota ad oggi in vigore pari al 4%) ma essendo la franchigia unica per imposta di donazione e imposta di successione le somme destinate al piano erodono la franchigia.

Ad esempio in ipotesi di versamenti da parte del padre di 30.000 euro anni per 5 anni, nell’ottica di massimizzare il piano PIR della figlia, al decesso del padre la figlia potrà beneficiare di una franchigia da imposta di successione decurtata dalle liberalità in vita fatte dal padre ad essa e appunto corrispondenti ai 5 versamenti da 30.000 euro nel PIR ad essa intestato.

Ricapitolando :

FRANCHIGIA IMPOSTA SUCCESSIONE ANTE VERSAMENTI PIR: 1.000.000
VERSAMENTI PIR (Liberalità) : 30.000 X 5 = 150.000
FRANCHIGIA IMPOSTA SUCCESSIONE POST VERSAMENTI PIR (Liberalità) PIR 850.000

  • Ma il padre deve formalizzare la liberalità in un atto di donazione vero e proprio?  In vigenza di franchigia e quindi di non pagamento dell’imposta di donazione non è necessario formalizzare la liberalità – donazione indiretta in un vero e proprio atto di donazione (soggetto alla speciale formalità di dover essere fatto come atto pubblico avanti a un notaio).

 

Se sei interessato ad approfondire l’argomento Piani Individuali di Risparmio – PIR

Testamento, questo sconosciuto! Scopri perché

Testamento, questo sconosciuto! Scopri perché

L’obiettivo di questo articolo, preparato con mio nipote Paolo Zanotto laureando in Giurisprudenza, oltre a fornire informazioni che potranno essere oggettivamente utili per chi legge, è quello di stimolare e infondere coraggio nel fare riflessioni importanti passando dalla pianificazione finanziaria alla pianificazione successoria, attraverso il Testamento.

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A tutt’oggi secondo i dati pubblicati dal Ministero della Giustizia, e confermati dall’Agenzia delle Entrate, il numero di italiani che ricorrono al testamento per pianificare l’assetto dei propri beni in seguito a morte è il 15,7% (negli ultimi anni si è verificata una leggera flessione probabilmente effetto della crisi economica). Appare evidente che a molti italiani fare testamento non piace, o addirittura è un’idea nemmeno presa in considerazione.

Le cause di questa “refrattarietà” sono molteplici. Vi racconteremo la nostra esperienza circa le obiezioni sollevate dall’opinione comune, e cercheremo di abbozzare delle risposte.

  • “Fare testamento è macabro e mi spaventa. Può avere significato per chi ritiene, per età o altre ragioni, di essere giunto al termine della propria vita, altrimenti è una scelta insensata”.

A prescindere dal fatto che, il concetto di “fine vita” non può essere conosciuto né previsto con esattezza da nessuno, pensiamo che redigere un testamento chiaro che tenga in considerazione i bisogni di ciascun coerede, sia la strada maestra per evitare contrasti e divisioni, purtroppo molto frequenti, tra i vari coeredi. Non è forse questo uno dei grandi desideri di genitori e nonni finché sono in vita?

  • “Il testamento ha significato per chi dispone di grandi patrimoni e sostanze. Per la persona della classe media che possiede una abitazione di proprietà, un’autovettura, beni strettamente personali ed un conto in banca, più o meno sostanzioso, non si pone questa necessità, è semplice dividere il tutto tra i familiari”.

In realtà anche per patrimoni di “media entità” la distribuzione successoria non è semplice quanto si creda. In assenza di testamento si applicano le norme sulla successione legittima (articoli 565 ss. Codice Civile), che istituisce eredi il coniuge, i figli o discendenti, e, in assenza di questi ultimi, i genitori o ascendenti e i parenti collaterali (fratelli, sorelle, cugini) fino al sesto grado. In assenza di parenti fino al sesto grado l’eredità è devoluta allo Stato. Tali eredi, a partire dai familiari in senso stretto (coniuge e figli) acquistano una comunione ereditaria sui beni del defunto, e ciò comporta, a livello pratico, che il potere di disporre di tali beni (ad esempio vendendoli e distribuendone il ricavato) richiederà sempre il consenso di ciascuno dei “comunisti”, mentre la loro divisione richiederà l’intervento del notaio (e del tribunale in caso di disaccordo), con conseguenze intuibilmente molto sfavorevoli in termini di tempo e soprattutto di spese necessarie.

Semplici disposizioni testamentarie (ad esempio assegnare al coniuge l’abitazione familiare e una rendita mensile; ai figli altri beni immobili di cui si disponga, piuttosto che somme di denaro, attività commerciali etc.), oltre a soddisfare i bisogni e le aspettative individuali di ciascun erede, consentono invece di evitare costose procedure notarili e giudiziarie

  • “Il testamento è inutile perché i familiari sono già titolari per legge di diritti sull’eredità”.

La legge riserva diritti successori esclusivamente ai parenti fino al sesto grado del defunto.

Ma uno dei desideri che ci viene maggiormente raccontato dalle persone quando trattiamo l’argomento, è la voglia e la gioia di gratificare qualcuno verso cui si nutre un particolare affetto (un figlio in particolare e/o una persona che si sia presa cura di noi durante la vecchiaia; i nipoti; uno o più soci che hanno condiviso gioie e fatiche nel lavoro di impresa, piuttosto che un convivente con cui non sono stati instaurati rapporti di unione civile, istituto di recentissima istituzione), per arrivare a tutto il settore delle donazioni a favore di enti ed Onlus a cui si è affezionati.

L’unico modo che consente di assegnare a tali soggetti somme di denaro o diritti di proprietà o di altra tipologia (usufrutto, godimento) sui propri beni, è quello di redigere testamento. Ricordate che in assenza di testamento tutti i soggetti citati non sarebbero titolari di alcun diritto successorio sul nostro patrimonio (se non a chi spetta la sua quota di legittima).

Importante ricordare, in tale contesto, che, ai sensi del D.lgs. 346/1990, le disposizioni testamentarie a favore di ONLUS o fondazioni e associazioni riconosciute, che abbiano come scopo esclusivo l’assistenza, lo studio, la ricerca scientifica, l’educazione, l’istruzione o lo svolgimento di altre attività di pubblica utilità, sono esenti dal pagamento delle imposte sulla successione: il testamento è dunque un’ottima occasione per chi desideri fare della beneficenza, con i propri beni, come atto di ultima volontà.

  • “Fare testamento è costoso, richiede di andare dal notaio e mettere un’altra persona a conoscenza di scelte estremamente personali e delicate”.

L’ordinamento civile italiano prevede diverse tipologie di testamento, e l’intervento del notaio non è sempre necessario: il testamento olografo (articoli 602 e ss. Codice Civile) deve essere scritto interamente a mano dal testatore, datato e sottoscritto, e non richiede dunque di sostenere alcun costo, né di rivolgersi al notaio; semmai sarà opportuno redigere diverse copie del testamento, e consegnarle a persone di fiducia, o custodirle in luogo sicuro, come la cassetta di sicurezza della banca, per assicurarsi l’integrità del proprio documento e la sua pubblicazione al momento dell’apertura della successione (è importante che vi siano persone che conoscono gli eredi e che siano a conoscenza dell’esistenza del testamento e di dove esattamente si trova). Per chi desideri essere maggiormente garantito, quanto alla corretta conservazione e pubblicazione del proprio testamento, è possibile l’istituto del testamento segreto (articoli 604 e 605 Codice Civile), che viene redatto in completa autonomia e segretezza, come quello olografo, e viene poi consegnato ad un notaio all’interna di una busta sigillata, in presenza di due testimoni (ovviamente non a conoscenza del contenuto); il notaio appone sul medesimo, o su un ulteriore involucro cartaceo, l’atto di ricevimento, e si preoccupa della custodia del testamento, e della sua pubblicazione e lettura a seguito dell’apertura della successione. In questo modo ci si assicura dell’efficacia del proprio testamento, senza dover sostenere ingenti costi (il servizio di ricezione, custodia e pubblicazione del testamento da parte del notaio non richiede generalmente somme maggiori rispetto a poche centinaia di euro), e tutelando al massimo livello la riservatezza delle proprie volontà.

Speriamo di aver dissipato, almeno in parte, obiezioni e paure sul fatto di redigere o meno un testamento. L’esperienza insegna che i vantaggi di una corretta pianificazione successoria, con equa sistemazione del proprio patrimonio, sicuramente superano le piccole fatiche (spesso psicologiche) da sostenere allo scopo.

Se ti fa piacere contattaci. Paolo e Vittorio

Il valore della pianificazione finanziaria:  se fallisci nel pianificare, pianifichi di fallire

Il valore della pianificazione finanziaria: se fallisci nel pianificare, pianifichi di fallire

Ho scelto di dedicare questo post al valore della pianificazione finanziaria perché molto spesso quando incontro persone che mi chiedono consigli su come investire i loro risparmi, mi rendo conto che sono deficitarie nell’analisi dei loro veri bisogni di vita e di ciò che vogliono raggiungere con il frutto di tanto lavoro e tanti sacrifici.

Mio compito è rinforzare il concetto dell’assoluta necessità e del valore della pianificazione finanziaria. Come ribadirò anche in fondo all’articolo, il rischio che ci assumiamo nel non farlo è la seconda parte del titolo: “se fallisci nel pianificare, pianifichi di fallire”. A me preme in poche righe fornire alcune semplici e pratiche indicazioni che possano essere concretamente utili nella vita di tutti i giorni.

Il “dogma” da cui partire è:

Una buona pianificazione finanziaria si fonda sull’analisi della situazione generale della famiglia

L’analisi passa attraverso alcuni passaggi non eludibili:

1) Identificare le risorse disponibili: quali sono e da dove provengono le tue entrate? (Attività lavorativa, rendite da immobili, rendite da attività finanziarie, rimborsi fiscali, ecc.).

2) Capire quali sono i reali bisogni da soddisfare: sviscera e scomponi tutte le tue uscite per macro categorie:

  • Impegni finanziari (mutui, prestiti, finanziamenti, ecc.)
  • Sostentamento famiglia, comprensive di costi istruzione figli, aggiornamento professionale, trasporti, uso e manutenzione auto/moto, ecc.
  • Spese professionali
  • Manutenzione casa/e
  • Tempo libero (viaggi e vacanze, sport & hobby, cura ed assistenza delle persone, regali e donazioni, abbonamenti stampa e riviste, ecc.)
  • Animali domestici
  • Tasse ed imposte

In rete esistono diversi software per la gestione del bilancio familiare. Tra questi alcuni sono scaricabili gratuitamente ed altri a pagamento; ve ne indico un paio come esempio:

iPase    AceMoney

Solo dopo aver preso visione di dati e numeri oggettivi potrai essere in grado di identificare la tua capacità di risparmio.

3) A questo punto risulta determinante chiedersi:

  • quali sono i tuoi veri obiettivi di vita? Ti ricordo che ogni obiettivo deve per sua natura essere: personale, chiaro e senza possibilità di fraintendimento su ciò che vuole raggiungere, definito temporalmente, misurabile e raggiungibile.
  • che cosa vuoi veramente dai tuoi soldi? Cosa vorresti fare?
  • quali cambiamenti sarebbe utile apportassi ad entrate ed uscite?

Le risposte che ti sarai dato ti aiuteranno nel mettere a fuoco che:

RISPARMIARE è il punto di partenza per accantonare ricchezza per le future esigenze.

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INVESTIRE può essere il modo migliore per conservare o far crescere nel tempo il valore del tuo risparmio e perseguire con più efficacia gli obiettivi che derivano dalle varie esigenze in base ai diversi orizzonti temporali.

4) A questo punto è fondamentale farsi aiutare da un pianificatore finanziario a capire quali sono i prodotti e i servizi bancari/finanziari adatti a risolvere i tuoi bisogni identificati. Ovviamente lo studio dovrà passare per l’analisi approfondita degli attuali investimenti e degli strumenti finanziari che stai già usando, per valutare se sono efficienti ed efficaci per raggiungere i tuoi obiettivi.

5) La verifica periodica di tutti i passaggi sopra indicati è condizione indispensabile!

Quali sono i rischi e le conseguenze che corri nel NON operare una corretta pianificazione finanziaria, continuamente assistito da un professionista?

  • Le trasformazioni demografiche dell’ultimo ventennio hanno provocato un innalzamento importante della spesa pubblica. Lo stato sta progressivamente riducendo le prestazioni per sanità e pensioni, trend che certamente non si modificherà a breve …. Non avere le idee chiare in merito e non assumere decisioni coraggiose per il proprio futuro, potrebbe rivelarsi una scelta funesta!
  • Sottoscrivere prodotti/servizi che non hanno “un’etichetta precisa”, che non soddisfano un obiettivo di vita specifico e che quindi non ti servono;
  • Non diversificare e non decorrelare*
  • Mancanza di efficienza fiscale
  • Senza dimenticare che un portafoglio poco efficiente, ha costi maggiori.

Se sei interessato ad approfondire l’argomento sulla pianificazione finanziaria

Contattami

* decorrelazione: in finanza, un investimento si dice direttamente correlato con un altro quando i loro rendimenti si muovono in modo omogeneo (entrambi al rialzo o entrambi al ribasso) o inversamente correlato quando, se il primo va al rialzo, il secondo va al ribasso – e viceversa -. Un investimento è invece detto decorrelato rispetto a un altro quando le variazioni dei rispettivi rendimenti non sono collegate. In un portafoglio, investimenti direttamente correlati aumentano il rischio complessivo, quelli decorrelati lo riducono. Fonte: http://argomenti.ilsole24ore.com/parolechiave/correlatodecorrelato.html?refresh_ce=1

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Perché condividere con voi le mie riflessioni sul “Capitale Umano”? Riflettete con me: il primo semestre di questo 2016 ci sta velocemente lasciando. I risparmiatori fanno i loro bilanci, ma soprattutto guardano ai prossimi mesi con gli interrogativi e le speranze che ogni giorno leggiamo ed ascoltiamo sui media: cosa succederà da qui a fine anno? Quali saranno gli eventi che maggiormente impatteranno “sulle nostre tasche”?

Brexit? Elezioni in Spagna? Grexit? Referendum costituzionale in Italia? Elezioni americane? ecc….

Considerazioni giuste e corrette, ma forse – per alcuni – limitate e limitanti. (altro…)

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Chi mi conosce bene, sa che se spiego la strategia del Piano Accumulo Capitale (P.A.C.), mi emoziono. Vi racconto perché: molti anni fa, all’inizio della mia attività di consulente finanziario, mi sono imbattuto in questa frase del poeta greco Esiodo, collocato dai critici moderni intorno al VII secolo a.C.: 

“Se aggiungi poco al poco, ma lo farai di frequente, presto il poco diventerà molto.” 

È stata per me illuminante e da quel momento è stato tutto un crescendo!

Approfondiamo! (altro…)