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Testamento, questo sconosciuto! Scopri perché

Testamento, questo sconosciuto! Scopri perché

L’obiettivo di questo articolo, preparato con mio nipote Paolo Zanotto laureando in Giurisprudenza, oltre a fornire informazioni che potranno essere oggettivamente utili per chi legge, è quello di stimolare e infondere coraggio nel fare riflessioni importanti passando dalla pianificazione finanziaria alla pianificazione successoria, attraverso il Testamento.

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A tutt’oggi secondo i dati pubblicati dal Ministero della Giustizia, e confermati dall’Agenzia delle Entrate, il numero di italiani che ricorrono al testamento per pianificare l’assetto dei propri beni in seguito a morte è il 15,7% (negli ultimi anni si è verificata una leggera flessione probabilmente effetto della crisi economica). Appare evidente che a molti italiani fare testamento non piace, o addirittura è un’idea nemmeno presa in considerazione.

Le cause di questa “refrattarietà” sono molteplici. Vi racconteremo la nostra esperienza circa le obiezioni sollevate dall’opinione comune, e cercheremo di abbozzare delle risposte.

  • “Fare testamento è macabro e mi spaventa. Può avere significato per chi ritiene, per età o altre ragioni, di essere giunto al termine della propria vita, altrimenti è una scelta insensata”.

A prescindere dal fatto che, il concetto di “fine vita” non può essere conosciuto né previsto con esattezza da nessuno, pensiamo che redigere un testamento chiaro che tenga in considerazione i bisogni di ciascun coerede, sia la strada maestra per evitare contrasti e divisioni, purtroppo molto frequenti, tra i vari coeredi. Non è forse questo uno dei grandi desideri di genitori e nonni finché sono in vita?

  • “Il testamento ha significato per chi dispone di grandi patrimoni e sostanze. Per la persona della classe media che possiede una abitazione di proprietà, un’autovettura, beni strettamente personali ed un conto in banca, più o meno sostanzioso, non si pone questa necessità, è semplice dividere il tutto tra i familiari”.

In realtà anche per patrimoni di “media entità” la distribuzione successoria non è semplice quanto si creda. In assenza di testamento si applicano le norme sulla successione legittima (articoli 565 ss. Codice Civile), che istituisce eredi il coniuge, i figli o discendenti, e, in assenza di questi ultimi, i genitori o ascendenti e i parenti collaterali (fratelli, sorelle, cugini) fino al sesto grado. In assenza di parenti fino al sesto grado l’eredità è devoluta allo Stato. Tali eredi, a partire dai familiari in senso stretto (coniuge e figli) acquistano una comunione ereditaria sui beni del defunto, e ciò comporta, a livello pratico, che il potere di disporre di tali beni (ad esempio vendendoli e distribuendone il ricavato) richiederà sempre il consenso di ciascuno dei “comunisti”, mentre la loro divisione richiederà l’intervento del notaio (e del tribunale in caso di disaccordo), con conseguenze intuibilmente molto sfavorevoli in termini di tempo e soprattutto di spese necessarie.

Semplici disposizioni testamentarie (ad esempio assegnare al coniuge l’abitazione familiare e una rendita mensile; ai figli altri beni immobili di cui si disponga, piuttosto che somme di denaro, attività commerciali etc.), oltre a soddisfare i bisogni e le aspettative individuali di ciascun erede, consentono invece di evitare costose procedure notarili e giudiziarie

  • “Il testamento è inutile perché i familiari sono già titolari per legge di diritti sull’eredità”.

La legge riserva diritti successori esclusivamente ai parenti fino al sesto grado del defunto.

Ma uno dei desideri che ci viene maggiormente raccontato dalle persone quando trattiamo l’argomento, è la voglia e la gioia di gratificare qualcuno verso cui si nutre un particolare affetto (un figlio in particolare e/o una persona che si sia presa cura di noi durante la vecchiaia; i nipoti; uno o più soci che hanno condiviso gioie e fatiche nel lavoro di impresa, piuttosto che un convivente con cui non sono stati instaurati rapporti di unione civile, istituto di recentissima istituzione), per arrivare a tutto il settore delle donazioni a favore di enti ed Onlus a cui si è affezionati.

L’unico modo che consente di assegnare a tali soggetti somme di denaro o diritti di proprietà o di altra tipologia (usufrutto, godimento) sui propri beni, è quello di redigere testamento. Ricordate che in assenza di testamento tutti i soggetti citati non sarebbero titolari di alcun diritto successorio sul nostro patrimonio (se non a chi spetta la sua quota di legittima).

Importante ricordare, in tale contesto, che, ai sensi del D.lgs. 346/1990, le disposizioni testamentarie a favore di ONLUS o fondazioni e associazioni riconosciute, che abbiano come scopo esclusivo l’assistenza, lo studio, la ricerca scientifica, l’educazione, l’istruzione o lo svolgimento di altre attività di pubblica utilità, sono esenti dal pagamento delle imposte sulla successione: il testamento è dunque un’ottima occasione per chi desideri fare della beneficenza, con i propri beni, come atto di ultima volontà.

  • “Fare testamento è costoso, richiede di andare dal notaio e mettere un’altra persona a conoscenza di scelte estremamente personali e delicate”.

L’ordinamento civile italiano prevede diverse tipologie di testamento, e l’intervento del notaio non è sempre necessario: il testamento olografo (articoli 602 e ss. Codice Civile) deve essere scritto interamente a mano dal testatore, datato e sottoscritto, e non richiede dunque di sostenere alcun costo, né di rivolgersi al notaio; semmai sarà opportuno redigere diverse copie del testamento, e consegnarle a persone di fiducia, o custodirle in luogo sicuro, come la cassetta di sicurezza della banca, per assicurarsi l’integrità del proprio documento e la sua pubblicazione al momento dell’apertura della successione (è importante che vi siano persone che conoscono gli eredi e che siano a conoscenza dell’esistenza del testamento e di dove esattamente si trova). Per chi desideri essere maggiormente garantito, quanto alla corretta conservazione e pubblicazione del proprio testamento, è possibile l’istituto del testamento segreto (articoli 604 e 605 Codice Civile), che viene redatto in completa autonomia e segretezza, come quello olografo, e viene poi consegnato ad un notaio all’interna di una busta sigillata, in presenza di due testimoni (ovviamente non a conoscenza del contenuto); il notaio appone sul medesimo, o su un ulteriore involucro cartaceo, l’atto di ricevimento, e si preoccupa della custodia del testamento, e della sua pubblicazione e lettura a seguito dell’apertura della successione. In questo modo ci si assicura dell’efficacia del proprio testamento, senza dover sostenere ingenti costi (il servizio di ricezione, custodia e pubblicazione del testamento da parte del notaio non richiede generalmente somme maggiori rispetto a poche centinaia di euro), e tutelando al massimo livello la riservatezza delle proprie volontà.

Speriamo di aver dissipato, almeno in parte, obiezioni e paure sul fatto di redigere o meno un testamento. L’esperienza insegna che i vantaggi di una corretta pianificazione successoria, con equa sistemazione del proprio patrimonio, sicuramente superano le piccole fatiche (spesso psicologiche) da sostenere allo scopo.

Se ti fa piacere contattaci. Paolo e Vittorio

Il valore della pianificazione finanziaria:  se fallisci nel pianificare, pianifichi di fallire

Il valore della pianificazione finanziaria: se fallisci nel pianificare, pianifichi di fallire

Ho scelto di dedicare questo post al valore della pianificazione finanziaria perché molto spesso quando incontro persone che mi chiedono consigli su come investire i loro risparmi, mi rendo conto che sono deficitarie nell’analisi dei loro veri bisogni di vita e di ciò che vogliono raggiungere con il frutto di tanto lavoro e tanti sacrifici.

Mio compito è rinforzare il concetto dell’assoluta necessità e del valore della pianificazione finanziaria. Come ribadirò anche in fondo all’articolo, il rischio che ci assumiamo nel non farlo è la seconda parte del titolo: “se fallisci nel pianificare, pianifichi di fallire”. A me preme in poche righe fornire alcune semplici e pratiche indicazioni che possano essere concretamente utili nella vita di tutti i giorni.

Il “dogma” da cui partire è:

Una buona pianificazione finanziaria si fonda sull’analisi della situazione generale della famiglia

L’analisi passa attraverso alcuni passaggi non eludibili:

1) Identificare le risorse disponibili: quali sono e da dove provengono le tue entrate? (Attività lavorativa, rendite da immobili, rendite da attività finanziarie, rimborsi fiscali, ecc.).

2) Capire quali sono i reali bisogni da soddisfare: sviscera e scomponi tutte le tue uscite per macro categorie:

  • Impegni finanziari (mutui, prestiti, finanziamenti, ecc.)
  • Sostentamento famiglia, comprensive di costi istruzione figli, aggiornamento professionale, trasporti, uso e manutenzione auto/moto, ecc.
  • Spese professionali
  • Manutenzione casa/e
  • Tempo libero (viaggi e vacanze, sport & hobby, cura ed assistenza delle persone, regali e donazioni, abbonamenti stampa e riviste, ecc.)
  • Animali domestici
  • Tasse ed imposte

In rete esistono diversi software per la gestione del bilancio familiare. Tra questi alcuni sono scaricabili gratuitamente ed altri a pagamento; ve ne indico un paio come esempio:

iPase    AceMoney

Solo dopo aver preso visione di dati e numeri oggettivi potrai essere in grado di identificare la tua capacità di risparmio.

3) A questo punto risulta determinante chiedersi:

  • quali sono i tuoi veri obiettivi di vita? Ti ricordo che ogni obiettivo deve per sua natura essere: personale, chiaro e senza possibilità di fraintendimento su ciò che vuole raggiungere, definito temporalmente, misurabile e raggiungibile.
  • che cosa vuoi veramente dai tuoi soldi? Cosa vorresti fare?
  • quali cambiamenti sarebbe utile apportassi ad entrate ed uscite?

Le risposte che ti sarai dato ti aiuteranno nel mettere a fuoco che:

RISPARMIARE è il punto di partenza per accantonare ricchezza per le future esigenze.

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INVESTIRE può essere il modo migliore per conservare o far crescere nel tempo il valore del tuo risparmio e perseguire con più efficacia gli obiettivi che derivano dalle varie esigenze in base ai diversi orizzonti temporali.

4) A questo punto è fondamentale farsi aiutare da un pianificatore finanziario a capire quali sono i prodotti e i servizi bancari/finanziari adatti a risolvere i tuoi bisogni identificati. Ovviamente lo studio dovrà passare per l’analisi approfondita degli attuali investimenti e degli strumenti finanziari che stai già usando, per valutare se sono efficienti ed efficaci per raggiungere i tuoi obiettivi.

5) La verifica periodica di tutti i passaggi sopra indicati è condizione indispensabile!

Quali sono i rischi e le conseguenze che corri nel NON operare una corretta pianificazione finanziaria, continuamente assistito da un professionista?

  • Le trasformazioni demografiche dell’ultimo ventennio hanno provocato un innalzamento importante della spesa pubblica. Lo stato sta progressivamente riducendo le prestazioni per sanità e pensioni, trend che certamente non si modificherà a breve …. Non avere le idee chiare in merito e non assumere decisioni coraggiose per il proprio futuro, potrebbe rivelarsi una scelta funesta!
  • Sottoscrivere prodotti/servizi che non hanno “un’etichetta precisa”, che non soddisfano un obiettivo di vita specifico e che quindi non ti servono;
  • Non diversificare e non decorrelare*
  • Mancanza di efficienza fiscale
  • Senza dimenticare che un portafoglio poco efficiente, ha costi maggiori.

Se sei interessato ad approfondire l’argomento sulla pianificazione finanziaria

Contattami

* decorrelazione: in finanza, un investimento si dice direttamente correlato con un altro quando i loro rendimenti si muovono in modo omogeneo (entrambi al rialzo o entrambi al ribasso) o inversamente correlato quando, se il primo va al rialzo, il secondo va al ribasso – e viceversa -. Un investimento è invece detto decorrelato rispetto a un altro quando le variazioni dei rispettivi rendimenti non sono collegate. In un portafoglio, investimenti direttamente correlati aumentano il rischio complessivo, quelli decorrelati lo riducono. Fonte: http://argomenti.ilsole24ore.com/parolechiave/correlatodecorrelato.html?refresh_ce=1

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“Se aggiungi poco al poco, ma lo farai di frequente, presto il poco diventerà molto.” 

È stata per me illuminante e da quel momento è stato tutto un crescendo!

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