P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio: Investire nelle migliori eccellenze del nostro paese e nei capolavori di entusiasmo e passione

P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio: Investire nelle migliori eccellenze del nostro paese e nei capolavori di entusiasmo e passione

Dopo due mesi e mezzo, torno a riscrivere sui P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio. Desidero mettere in luce alcuni aspetti tecnici e motivazionali che non ho trovato tra tutto quanto è stato scritto su questo nuovo strumento finanziario, messo a disposizione dei risparmiatori italiani e che tanto interesse ha trovato da parte “dell’industria del risparmio gestito”.  [N.B.: puoi trovare molti articoli di stampa sul tema, all’interno di questo sito nella sezione “Notizie dalla Rete”, che presto sarà divisa per argomenti].

Ricordo l’obiettivo principale per cui sono stati creati i P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio. Canalizzare, in modo stabile e duraturo, il risparmio delle famiglie verso il sistema produttivo italiano delle PMI – Piccole e Medie Imprese italiane, favorendo lo sviluppo di canali di finanziamento alternativi rispetto al credito bancario. In Italia infatti, non siamo abituati al contatto tra mondo del risparmio e mondo dell’impresa. Considerato che, dalle banche arriveranno alle imprese sempre meno finanziamenti, la necessità è quella di riorganizzare la finanza nella direzione delle imprese stesse. Un’azienda di medie dimensioni, statisticamente lavora con duecentottantatre aziende di piccole dimensioni. Questo ecosistema produttivo, rappresenta il modello italiano. In Italia ci sono oltre 4.000 miliardi di euro di ricchezza privata che non vanno verso il sistema impresa. Come far convogliare questa enorme massa di denaro per aiutare e far crescere le aziende?

Doveroso da parte mia, rammentare anche quali sono le tre condizioni affinchè un investimento possa essere un  P.I.R. Almeno il 70% deve essere investito in strumenti finanziari emessi da società con sede in Italia o con sede in UE/SEE e stabile organizzazione in Italia; almeno il 30% del 70% precedente, ovvero almeno il 21% del totale patrimonio, deve essere investito in società diverse da quelle del FTSE MIB o di altri indici equivalenti di altri mercati regolamentati; gli investimenti in strumenti dello stesso emittente o di altra società del gruppo, non possono superare il 10%. A fine marzo 2017 “quel 21%” è formato da 274 titoli che rappresentano una capitalizzazione complessiva di 123 miliardi di euro.

Potrebbe interessarti approfondire leggendo anche il precedente post:                               Piani Individuali di Risparmio – PIR: che cosa sono, obiettivi e vantaggi

Desidero ricordare anche i vantaggi che chi investe nei P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio ha nel farlo e perché per il risparmiatore questo strumento, se utilizzato nelle corrette modalità, presenta delle interessanti opportunità.

Vantaggio fiscale: a condizione che l’investimento sia mantenuto per almeno cinque anni, il sottoscrittore del piano godrà della totale esenzione fiscale sul capital gain. Ciò significa risparmiare il 26% di tassazione sulle plusvalenze maturate o in altre parole, che i guadagni realizzati da lordi diventano netti! Questi importi capitalizzati nel lungo periodo, possono diventare davvero considerevoli!  Ulteriore vantaggio è l’esenzione da tasse di successione!

Vantaggio di un corretto riposizionamento rispetto all’esigenza temporale: moltissimi risparmiatori, hanno esigenze temporali di medio e lungo termine. I P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio, sono uno degli strumenti che risulta eccellente anche sotto questo punto di vista.

Vantaggio “paese”: investire nelle migliori eccellenze del nostro paese e nei capolavori di entusiasmo e passione. Chi non hai mai sentito parlare del “made in Italy”? Chiediamoci che cos’è veramente questo “marchio di fabbrica” di cui ogni italiano dovrebbe davvero andar fiero! Le PMI – Piccole e Medie Imprese italiane, sono campioni e splendori di tradizione e innovazione, oltre che di entusiasmo e passione! L’Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa. L’universo delle PMI – Piccole e Medie Imprese italiane è un termometro molto più rappresentativo della realtà industriale. L’occasione che esse hanno di ricevere capitali per crescere è enorme e creerà un fantastico circolo virtuoso. Se avrete la pazienza di continuare a leggere, capirete il perchè di tanto ottimismo da parte mia.

Circolo virtuoso significa che tutti “gli attori in causa”, abbiano il giusto ritorno. Abbiamo già visto i vantaggi fiscali di cui godrà il risparmiatore.  E per le aziende quali saranno i vantaggi? I P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio garantiranno alle PMI – Piccole e Medie Imprese italiane importanti flussi di capitali, che permetteranno loro di crescere e svilupparsi, svincolandosi dalle banche.  In questo modo potranno investire in innovazione tecnologica che migliorerà la loro produttività. Più un’azienda è produttiva e più può nuovamente investire, creando tanti nuovi  posti di lavoro. Non solo: più un’azienda è produttiva, più fa utili (guadagni) su cui andrà a pagare più tasse.

E’ importantissimo capire tutti questi passaggi logici. Le PMI – Piccole e Medie Imprese italiane sono la forza trainante dell’Italia. Costituiscono il 95% dell’attività produttiva. L’81% degli occupati del settore privato lavora in una Piccola e Media Impresa. Ecco perché la loro crescita ha un ruolo decisivo per il futuro dei nostri figli, quindi non solo da un punto di vista economico, ma anche sociale! Vi piacerebbe sapere qualche nome “famoso” appartenente alle PMI – Piccole e Medie Imprese italiane? Tra le “piccole” vi cito: Mondadori, Tecnogym, Piaggio, Cementir, Ascopiave. Tra le “medie” vi segnalo: Autogrill, Erg, Cerved, Amplifon e Diasorin. Da veneto quale sono, vi segnalo inoltre quattro aziende, che apprezzo particolarmente e di cui conosco numerose informazioni, che hanno dimostrato come creare modelli di eccellenza: Masi Agricola, Fope Gioielli e H-Farm (tutte e tre quotate all’A.I.M.) e Tapì (ora ceduta al fondo d’investimento Wisequity IV).

Ma vorrei potervi citare tanti nomi di micro imprese non quotate, di cui conosco personalmente i loro “coraggiosi comandanti”. Spesso, sono imprenditori illuminati: nemmeno l’ultima fortissima crisi li ha distrutti. Anzi, nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, il loro coraggio e la loro ambizione sono uno sprone per molti. Anche per loro, oltre che per tutte le PMI – Piccole e Medie Imprese, i P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio sono un segnale positivo, un ulteriore stimolo per uscire da una zona d’ombra che non meritano. Noi italiani, non dobbiamo imitare nessun tipo di modello! La nostra imprenditorialità è una potenzialità enorme, che resiste, perchè fatta da persone e aziende che possono crescere tantissimo!

Ultimo degli “attori in causa” è lo Stato. Stato che, ha sempre considerato il risparmio come “una mucca da mungere”, tassandolo pesantemente. Con i P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio, questa volta ha fatto “un passo indietro”. E quindi vi chiederete: da dove trarrà vantaggio? Poche righe sopra, ho parlato della accresciuta produttività, che crea posti di lavoro. Nuovi posti di lavoro, significano nuovi contribuenti che andranno a pagare nuove tasse. Ecco nuove entrate per lo Stato! Ma anche le aziende crescendo e facendo più utili, pagheranno più tasse. Nuovamente altre entrate per lo Stato. Che come avrete capito … non fa nulla per nulla!

Gli ultimi paragrafi desidero dedicarli al ruolo che i consulenti finanziari come me, devono esercitare. Quando incontrano un risparmiatore, devono esporre in maniera chiara le caratteristiche tecniche dei P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio. Evidenziare il corretto orizzonte temporale di lungo termine per poter godere dei vantaggi fiscali, è importantissimo. Massima trasparenza anche sulle criticità! il prodotto ha una ridotta diversificazione e una volatilità potenzialmente maggiore di altri fondi similari. Ciò significa che non dovrebbe essere l’unico servizio all’interno del portafoglio titoli. Lo strumento va usato per incrementare la diversificazione temporale, settoriale, strumentale e valutaria.

Determinante inoltre che il consulente finanziario sia in grado di indicare, senza conflitto di interesse, i gestori che abbiano una spiccata e riconosciuta capacità di analisi sull’universo delle PMI – Piccole e Medie Imprese italiane. Ma oltre a tutto quanto sopra, un buon consulente deve anche nei giusti modi, saper motivare il risparmiatore a fare la sua parte per riportare la nostra Italia, il paese più bello al mondo, nel posto che gli compete anche dal punto di vista economico. Investire nei P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio può essere una strada da percorrere!

Ribadisco che investire nei P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio significa investire in aziende guidate da campioni e capolavori di entusiasmo, passione, atteggiamento mentale positivo e volto al futuro. Solo così si crea il successo! Gli investimenti di successo necessitano sempre di: Tempo, Disciplina e Pazienza.  I P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio saranno certamente un investimento di successo!

 

Grazie del tempo che hai dedicato alla lettura di questo post. Se sei interessato ad approfondire l’argomento P.I.R. – Piani Individuali di Risparmio, se vuoi scoprire quali sono le singole aziende e i mercati dove è possibile investire

In ogni caso mi farebbe piacere tu lasciassi il tuo commento! 🙂

Diritti e tutela dei legittimari nel mondo

Diritti e tutela dei legittimari nel mondo

Un paio di mesi fa, ragionando con dei clienti soci di una importante azienda sulle varie possibilità di trasferimento dei beni, mi sono sentito rivolgere questa domanda: ma è vero che le opportunità che un cittadino italiano ha di disporre della propria eredità, secondo i suoi desideri, sono minori a quelle di un pari cittadino europeo o statunitense? Rispondendo, ho suscitato un’ulteriore domanda: “Chi sono nei vari paesi del mondo i legittimari”?

Da poco avevo finito di leggere l’interessante capitolo della tesi di mio nipote Paolo Zanotto che trattava l’argomento. Mi è sembrato quindi saggio scrivere a quattro mani con lui questo post. Se avrete la pazienza di leggerlo nella sua interezza potreste avere qualche sorpresa …. che potrebbe essere utile per chi voglia fare testamento all’estero.

Non vi nascondo che sul tema abbiamo visioni diverse. Sarà interessante scoprire quella di qualche lettore, se vorrà lasciarla.

Approfondiamo.

L’ordinamento italiano limita, piuttosto notevolmente, la libertà di ciascun individuo di disporre del proprio patrimonio per il tempo successivo alla morte, stabilendo alcuni diritti inderogabili a favore dei familiari più stretti, detti dalla legge “legittimari”, ossia il coniuge, i figli e, solo in caso di loro mancanza, i genitori del defunto.

La somma delle quote di eredità di cui tali soggetti per legge devono disporre è piuttosto alta.

Non avendo nessun interesse nello scopiazzare siti e/o portali specificatamente dedicati ai temi successori, certamente più completi ed esaustivi, riteniamo utile segnalare che sul web sono presenti diversi simulatori per calcolare le quote ereditarie spettanti a ciascun erede in caso di successione. Tra i tanti noi ve ne proponiamo uno che ci è particolarmente piaciuto. Un esercizio davvero utile che  consigliamo!

                               Simula la tua quota ereditaria e confronta le differenze:                                   senza testamento e con testamento

Se avrete provato a fare il vostro conteggio, comprenderete dunque come in un contesto di questo tipo restano per il de cuius, come è definito in termini legali l’ereditando, spazi piuttosto ridotti per disporre secondo i propri desideri della propria eredità, soprattutto per chi non disponga di grandi patrimoni, e dunque veda ridursi ad una somma piuttosto ridotta il quarto dell’asse in questione.

Molti ritengono che le nostre norme siano un forte deterrente per chi voglia disporre in modo più libero del proprio patrimonio, anche a favore di soggetti diversi dai propri familiari, e ormai da molti settori del mondo giuridico e imprenditoriale se ne chiede una riforma, per rendere più flessibile l’intero sistema e incoraggiare l’utilizzo del testamento stesso.

                                         Consigliamo la lettura del “post fratello”:                                        Testamento questo sconosciuto! Scopri perchè

Ma quali sono e come sono tutelati i diritti dei legittimari nei principali sistemi giuridici mondiali? Essenzialmente i paesi di common law, che coincidono con il Regno Unito e le sue ex colonie, oggi paesi membri del Commonwealth (più gli Stati Uniti) non hanno mai voluto riconoscere diritti successori ai familiari del defunto, che fossero in contrapposizione con la volontà di quest’ultimo. In buona sostanza un inglese, un americano o un australiano possono tranquillamente destinare in beneficenza tutto il proprio patrimonio, senza doversi preoccupare di quote di legittima dei familiari di nessun tipo (per citare un esempio al riguardo celebre è stata la vicenda dell’eredità di Bill Gates, che ha destinato quasi la totalità del suo patrimonio in beneficenza, diseredando il figlio).

Solo il Regno Unito (ad eccezione della Scozia, dove è prevista una vera e propria quota di legittima  di 1/3 dei beni mobili del defunto ciascuno per il coniuge in concorso con almeno un figlio, metà per chi succede da solo, mentre non sono previsti diritti relativi ai beni immobili) ha introdotto nel 1975 un parziale temperamento a tale assoluta libertà di disporre, stabilendo che i familiari in stato di bisogno, detti dalla legge “dependants”, a cui il defunto non abbia adeguatamente provveduto nel proprio testamento, possono ricorrere al giudice per ottenere la corresponsione di beni o di somme periodiche adeguate alle proprie necessità, a carico degli eredi beneficiati dal testamento, o dei soggetti beneficiari di consistenti donazioni compiute in vita dal defunto. Si tratta comunque di istituti di carattere eccezionale, riservati generalmente a soggetti che, oltre allo stato di bisogno, abbiano altri requisiti di inabilità al lavoro o di età (ad esempio minori di 23 anni, purché seguano un percorso di formazione universitaria o professionalizzante).

I sistemi continentali europei, quali Francia, Germania, Spagna, seguono invece regole più simili a quelle italiane, prevedendo quote più o meno ampie a favore dei legittimari: in Germania ad esempio le quote di legittima sono di metà del patrimonio ereditario per il coniuge o i figli che succedano da soli, ¼ ciascuno in concorso tra loro, mentre in assenza di figli la legittima può spettare anche ai genitori, metà dell’eredità se sono gli unici eredi, un quarto in concorso col coniuge.

Il sistema francese, a seguito delle riforme del 2003 e del 2006, privilegia nettamente i figli rispetto al coniuge e ai genitori, in quanto prevede che un figlio abbia diritto ad una legittima pari a metà del patrimonio ereditario, due figli a 2/3 e tre o più figli addirittura a ¾, mentre il coniuge in questi casi avrà diritto esclusivamente all’usufrutto vitalizio sulla casa familiare e all’uso dei mobili e dei beni comuni.

In Spagna i figli hanno diritto ai 2/3 dell’eredità, da dividersi in parti uguali, ma il testatore può utilizzare un istituto specifico di tale sistema, il tercio de mejora, per destinare ad altri legittimari la metà della quota di legittima che spetterebbe ad un singolo figlio, in modo da operare delle parziali “preferenze” per un figlio a vantaggio degli altri, i genitori hanno diritto alla metà dell’eredità se sono unici eredi, a un quarto in concorso col coniuge, il quale, come nel sistema francese, in presenza di figli non ha diritto a quote di eredità in proprietà, ma solo all’usufrutto su alcuni beni ereditari.

Il sistema statunitense non prevede generalmente legittimari, come quelli dei paesi anglosassoni in genere, salvo che in Louisiana, non a caso antica colonia francese, dove è prevista una quota di legittima che varia tra la metà e i 2/3 dell’eredità per i soli figli affetti da handicap o di età inferiore ai 23 anni. Come anticipato, questa panoramica può essere utile ed importante per chi voglia fare testamento all’estero.

Non perdetevi tra una dozzina di giorni il nuovo post: “Successione all’estero: quale legge si applica”?

Nel frattempo se vi fa piacere contattateci. Paolo & Vittorio

Testamento, questo sconosciuto! Scopri perché

Testamento, questo sconosciuto! Scopri perché

L’obiettivo di questo articolo, preparato con mio nipote Paolo Zanotto laureando in Giurisprudenza, oltre a fornire informazioni che potranno essere oggettivamente utili per chi legge, è quello di stimolare e infondere coraggio nel fare riflessioni importanti passando dalla pianificazione finanziaria alla pianificazione successoria, attraverso il Testamento.

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A tutt’oggi secondo i dati pubblicati dal Ministero della Giustizia, e confermati dall’Agenzia delle Entrate, il numero di italiani che ricorrono al testamento per pianificare l’assetto dei propri beni in seguito a morte è il 15,7% (negli ultimi anni si è verificata una leggera flessione probabilmente effetto della crisi economica). Appare evidente che a molti italiani fare testamento non piace, o addirittura è un’idea nemmeno presa in considerazione.

Le cause di questa “refrattarietà” sono molteplici. Vi racconteremo la nostra esperienza circa le obiezioni sollevate dall’opinione comune, e cercheremo di abbozzare delle risposte.

  • “Fare testamento è macabro e mi spaventa. Può avere significato per chi ritiene, per età o altre ragioni, di essere giunto al termine della propria vita, altrimenti è una scelta insensata”.

A prescindere dal fatto che, il concetto di “fine vita” non può essere conosciuto né previsto con esattezza da nessuno, pensiamo che redigere un testamento chiaro che tenga in considerazione i bisogni di ciascun coerede, sia la strada maestra per evitare contrasti e divisioni, purtroppo molto frequenti, tra i vari coeredi. Non è forse questo uno dei grandi desideri di genitori e nonni finché sono in vita?

  • “Il testamento ha significato per chi dispone di grandi patrimoni e sostanze. Per la persona della classe media che possiede una abitazione di proprietà, un’autovettura, beni strettamente personali ed un conto in banca, più o meno sostanzioso, non si pone questa necessità, è semplice dividere il tutto tra i familiari”.

In realtà anche per patrimoni di “media entità” la distribuzione successoria non è semplice quanto si creda. In assenza di testamento si applicano le norme sulla successione legittima (articoli 565 ss. Codice Civile), che istituisce eredi il coniuge, i figli o discendenti, e, in assenza di questi ultimi, i genitori o ascendenti e i parenti collaterali (fratelli, sorelle, cugini) fino al sesto grado. In assenza di parenti fino al sesto grado l’eredità è devoluta allo Stato. Tali eredi, a partire dai familiari in senso stretto (coniuge e figli) acquistano una comunione ereditaria sui beni del defunto, e ciò comporta, a livello pratico, che il potere di disporre di tali beni (ad esempio vendendoli e distribuendone il ricavato) richiederà sempre il consenso di ciascuno dei “comunisti”, mentre la loro divisione richiederà l’intervento del notaio (e del tribunale in caso di disaccordo), con conseguenze intuibilmente molto sfavorevoli in termini di tempo e soprattutto di spese necessarie.

Semplici disposizioni testamentarie (ad esempio assegnare al coniuge l’abitazione familiare e una rendita mensile; ai figli altri beni immobili di cui si disponga, piuttosto che somme di denaro, attività commerciali etc.), oltre a soddisfare i bisogni e le aspettative individuali di ciascun erede, consentono invece di evitare costose procedure notarili e giudiziarie

  • “Il testamento è inutile perché i familiari sono già titolari per legge di diritti sull’eredità”.

La legge riserva diritti successori esclusivamente ai parenti fino al sesto grado del defunto.

Ma uno dei desideri che ci viene maggiormente raccontato dalle persone quando trattiamo l’argomento, è la voglia e la gioia di gratificare qualcuno verso cui si nutre un particolare affetto (un figlio in particolare e/o una persona che si sia presa cura di noi durante la vecchiaia; i nipoti; uno o più soci che hanno condiviso gioie e fatiche nel lavoro di impresa, piuttosto che un convivente con cui non sono stati instaurati rapporti di unione civile, istituto di recentissima istituzione), per arrivare a tutto il settore delle donazioni a favore di enti ed Onlus a cui si è affezionati.

L’unico modo che consente di assegnare a tali soggetti somme di denaro o diritti di proprietà o di altra tipologia (usufrutto, godimento) sui propri beni, è quello di redigere testamento. Ricordate che in assenza di testamento tutti i soggetti citati non sarebbero titolari di alcun diritto successorio sul nostro patrimonio (se non a chi spetta la sua quota di legittima).

Importante ricordare, in tale contesto, che, ai sensi del D.lgs. 346/1990, le disposizioni testamentarie a favore di ONLUS o fondazioni e associazioni riconosciute, che abbiano come scopo esclusivo l’assistenza, lo studio, la ricerca scientifica, l’educazione, l’istruzione o lo svolgimento di altre attività di pubblica utilità, sono esenti dal pagamento delle imposte sulla successione: il testamento è dunque un’ottima occasione per chi desideri fare della beneficenza, con i propri beni, come atto di ultima volontà.

  • “Fare testamento è costoso, richiede di andare dal notaio e mettere un’altra persona a conoscenza di scelte estremamente personali e delicate”.

L’ordinamento civile italiano prevede diverse tipologie di testamento, e l’intervento del notaio non è sempre necessario: il testamento olografo (articoli 602 e ss. Codice Civile) deve essere scritto interamente a mano dal testatore, datato e sottoscritto, e non richiede dunque di sostenere alcun costo, né di rivolgersi al notaio; semmai sarà opportuno redigere diverse copie del testamento, e consegnarle a persone di fiducia, o custodirle in luogo sicuro, come la cassetta di sicurezza della banca, per assicurarsi l’integrità del proprio documento e la sua pubblicazione al momento dell’apertura della successione (è importante che vi siano persone che conoscono gli eredi e che siano a conoscenza dell’esistenza del testamento e di dove esattamente si trova). Per chi desideri essere maggiormente garantito, quanto alla corretta conservazione e pubblicazione del proprio testamento, è possibile l’istituto del testamento segreto (articoli 604 e 605 Codice Civile), che viene redatto in completa autonomia e segretezza, come quello olografo, e viene poi consegnato ad un notaio all’interna di una busta sigillata, in presenza di due testimoni (ovviamente non a conoscenza del contenuto); il notaio appone sul medesimo, o su un ulteriore involucro cartaceo, l’atto di ricevimento, e si preoccupa della custodia del testamento, e della sua pubblicazione e lettura a seguito dell’apertura della successione. In questo modo ci si assicura dell’efficacia del proprio testamento, senza dover sostenere ingenti costi (il servizio di ricezione, custodia e pubblicazione del testamento da parte del notaio non richiede generalmente somme maggiori rispetto a poche centinaia di euro), e tutelando al massimo livello la riservatezza delle proprie volontà.

Speriamo di aver dissipato, almeno in parte, obiezioni e paure sul fatto di redigere o meno un testamento. L’esperienza insegna che i vantaggi di una corretta pianificazione successoria, con equa sistemazione del proprio patrimonio, sicuramente superano le piccole fatiche (spesso psicologiche) da sostenere allo scopo.

Se ti fa piacere contattaci. Paolo e Vittorio